lunedì 7 marzo 2011

Dove andiamo a pranzo?

Ecco una selezione di baretti, ristorantini e fast food collocati attorno al Rond-Point, sperimentati per voi in occasione di numerose pause pranzo in questi mesi di intenso lavoro e altrettanto intense riflessioni. Chi vuole contribuire alla guida è invitato a commentare!

Exki. Per chi va di fretta. E si vuole un po' male. La catena finto-salutista propone panini, zuppe, tegamini di finte lasagne e inquetanti ciotole in plastica multistrato che possono contenere in uno stesso recipiente: lenticchie, spaghetti, insalata e cubetti di feta. Il più gettonato, quello sul Rond Point, è affollatissimo dalle 12.45 alle 13.30. Impossibile sedersi, mentre si traballa bilanciando il vassoio tra i tavoli altissimi e gli sgabelli. Impossibile - ammesso che si trovi un posto - anche fare conversazione, mentre l'estraneo che ti siede appiccicato ti alita nel piatto. Davvero, solo se di fretta.

Pulp. Sul genre di Exki, ma meno raffinato. Panini, piatti e zuppe sono simili, ma per quell'aria lievemente meno chic si trova posto a sedere e anche la Repubblica. Se arrivi e qualcuno la sta già leggendo ci si guarda con aria di complicità, come se l'80% delle persone che bazzicano il Rond Point non fossero italiane. Atmosfera familiare, al bancone di quello in Schuman c'è una simpatica coppia mista. Lui è di colore. Scherzano e ogni tanto si danno un bacetto. Simpatici.

Chili's food. All'inizio sembra il Pulp, per via dei vassoi e del frigo con la solita roba, ma poi ti rendi conto di qualcosa di esotico e speziato. Infatti il Chili è gestito da indiani e propone invariabilmente riso un po' rinsecchito, pollo, polpette o spezzatino, serviti in una vaschetta di plastica. Forse a sto punto conviene prenderla sul serio e cercare un ristorante indiano.

Il Vietnamese. All'inizio ti folgora, ti droga, vuoi tornarci sempre. Questo ristorantino vietnamita fa poche specialità, ma buone, golose, come il pollo alle noccioline. Il problema è che dopo la terza o quarta volta inizi ad accusare la pesantezza. Dopo aver passato il pomeriggio davanti alla scrivania a ruttare, decidi per una pausa. E per qualche mese il gentile signore dagli occhi a mandorla non ti vedrà.

Quello italiano in rue Froissart. Non faccio nomi, chi capisce capisce. Il posto si spaccia per tavola calda italiana, e infatti la procace proprietaria parla italiano, con l'accento un po' rovinato di chi è qui da troppo tempo. Il marito invece fa finta, ti parla italiano ma dopo due o tre frasi esaurisce il repertorio e si capisce che bluffava. Il cibo è caratterizzato da un'alta percentuale di olio distribuito a caso, fra le polpette unte e i peperoni-digeriscimi-domani. Si salvano forse panini e focacce. La pizza non ho avuto il coraggio. Al piano di sopra c'è un pratico terrazzino coperto, che visto il ridotto numero di frequentatori, è quasi sempre vuoto e per questo è diventato il mio ufficio.

Quello carino in rue Froissart. E' di fianco all'italiano, ed è carino. Insegna carina da posto casereccio, arredamento carino, il proprietario è un signore piccolo dal sorriso luminoso. Simpatico. Carino. Consigliato per quei giorni in cui alle undici già si mangerebbe un bue intero, allora basta entrare e ordinare le lasagne. Per vari pasti successivi non vorrete avvicinarvi alla tavola, e la parola "besciamella" vi provocherà un brivido.

Il buffet italiano in rue Stevin. Collocato fra il Berlaymont e l'International Press Centre, al buffet italiano si va, ci si fa inchiappettare in silenzio, e si esce. Con la scusa del prezzo tutto incluso (11 euro), ti fregano poi con le bevande, che costano almeno altrettanto. Come se non bastasse, proprietario e camerieri sono di una scortesia unica, mentre ciabattano parlando un misto francese-napoletano. Essere italiani non dà diritto a sconti né a trattamenti di favore. Ideale per i giorni in cui già ci si sente imbrogliati dalla vita, e si cercano conferme aggiuntive.

Il Fresh. Collocato a 20 metri dall'ufficio, il Fresh è la perfezione. Zuppe artigianali sempre diverse, panini squisiti che ti vengono composti davanti con ingredienti freschissimi (non per niente si chiama Fresh), e soprattutto, tavolate e tavolate impossibili da riempire. Al Fresh si trova sempre posto, e se vai in fondo, dietro le colonne, trovi anche una certa intimità. Certo dopo che hai provato tutti i panini forse conviene una pausa. Ma il Fresh è sempre pronto ad accoglierti, e a sfamarti senza appesantirti.

Mamma Roma. Lontanissimo (è in Flagey), piace solo all'Adolfo, e gli altri si uniscono per la compagnia. Con la scusa dell'insegna italiana, i camerieri lavorano con inefficienza rara, e spesso si formano code lunghissime. Inutile scegliere, c'è solo la pizza. Unta e bisunta. Per far finta di sentirsi a casa.