giovedì 24 febbraio 2011

St. Josse e la Commissaria


Oggi sono capitata in una zona di Bruxelles in cui non ero praticamente mai stata, St. Josse. Strade strette, storte, con le piastrelle più sconnesse del solito, porte di legno scrostate, automobili impolverate e ammaccate. E ad ogni angolo un negozio di kebab, di spezie, di cianfrusaglie. Nell'aria un odore di cibo esotico, lontano. Per le strade donne velate e nordafricani, indiani, pakistani. Bandiere turche. Una generale sensazione di disordine. Un suk nel bel mezzo di una metropoli.

Fra un pub fatiscente e un call center, il posto dell'appuntamento. Il commissario europeo Neelie Kroes arriva puntuale, nel suo tailleur di lana e modesto tacco, le unghie laccate di rosso fuoco nonostante l'età non proprio giovane. Sorride davanti ad una platea di giovani donne - per lo più immigrate - che grazie al centro dove si tiene la conferenza hanno imparato un mestiere. Sono lì a fare da "ambasciatrici" ad un'iniziativa per promuovere l'informatizzazione delle classi sociali a rischio esclusione.

Il commissario sorride davvero. Fa un discorso sicuramente preparato dal suo portavoce, però lo prouncia bene, ci mette la sua esperienza di nonna che manda le foto ai nipotini via internet, ci mette il suo prossimo pensionamento, ci mette tutta l'umanità e la tenerezza possibile. Ed è il vicepresidente della Commissione europea. E' una cariatide del Rond-Point, quais un mito per le sue celebri battaglie del passato.

Mi chiedo se un funzionario italiano sarebbe riuscito a fare altrettanto. Una recente fotografia di un nostro rappresentante alla Commissione è quella di una persona che arriva in ritardo di un'ora ad una conferenza, pretende di prendere la parola, e quando sono state fatte tutte le modifiche all'agenda per consentirgli di intervenire, gli suona il telefonino e si apparta conversando ad alta voce.

Soprattutto, è arrivata puntuale. Anche se era un posto brutto e sperduto in mezzo alla zona più povera della città, è arrivata puntuale.