lunedì 21 febbraio 2011

Momenti di trascurabile felicità*

Un libriccino come ce ne sono tanti, che magari compri all'Autogrill perché si sa, all'Autogrill è impossibile non comprare niente. Anche all'aeroporto. Una stupidata, un quadernino con un motivetto colorato in stile Bahamas, un peluche a forma di cane che si rotola e ride istericamente, una scatola di Baci Perugina. Insomma, non so se Augé l'ha scritto, ma credo che nei "non-luoghi" sia insito il bisogno di comprare. E i markettari lo sanno, eccome se lo sanno. E ci giocano, con questo nostro bisogno di sfuggire all'angoscia del non-luogo facendo l'unica cosa sensata che l'essere umano moderno possa fare: comprare.

Ma sto divagando. Insomma, qualcuno non ha resistito all'impulso e mi ha comprato un libriccino, per ingannare l'attesa nel suo ultimo paziente viaggio per raggiungermi. E ho scoperto un autore davvero interessante quanto (a me) sconosciuto, Francesco Piccolo. Non sono nessuno per dirlo, ma a me il suo Momenti di trascurabile felicità sembra un piccolo capolavoro. Continua a vivere dentro di me anche dopo averlo finito di leggere, plasma il mio modo di parlare, di pensare, di scrivere. E' come se avesse sbloccato un'ondata di poesia inarrestabile che fluisce da qualche angolo di me senza sosta.

Ora non vedo l'ora di leggere Allegro Occidentale, il cui sommario già promette bene, e tuti gli altri possibili libri che questo scrittore che non avevo mai sentito abbia scritto. Ovviamente lo scrivo qui perché penso che, come ha parlato al mio cuore, saprà parlare anche a quello di tanti altri. Quindi, lettura consigliata!

*rispetto il copyright