domenica 27 febbraio 2011

Gelmini condannata a uno stage in Comunicazione a Londra

Di recente, quel mostro di scienza che è il ministro dell'Istruzione italiano si è espressa sulla laurea in Scienze della Comunicazione, definendola una laurea "inutile".
Dopo aver sopportato anni di attacchi e prese in giro (in Italia) su questo tema, visto che anch'io, ahimé, scelsi a suo tempo questa facoltà, un po' di argomenti per controbattere ce li avevo già l'anno scorso.

Ma con la mia recente esperienza, posso affermare con assoluta certezza (e perfino un brivido di paura) che all'estero, in particolare nel mondo anglosassone, le lauree dell'area Media, Communications and Public Relations sono prese dannatamente sul serio. Basta guardare gli annunci del settore a Londra per rendersi conto che l'esperto in media è una figura professionale che fa girare un sacco di quattrini, che nonostante la crisi gode di ottima salute, e può aspirare a stipendi che un ingegnere o un economista o un giurista in Italia si possono sognare fino alla pensione.

Il ministro Gelmini è talmente chiusa nel suo bozzolo di provincialismo che probabilmente non ha un'idea di cosa c'è fuori dai confini nazionali. Quindi è in parte giustificata se crede che Scienze della Comunicazione sia inutile, visto che il mercato italiano, fuori da Milano, è praticamente impermeabile a questo tipo di professione.

I giovani e multimediali universitari, però, hanno a disposizione tutti gli strumenti per capire che il ministro ha detto una fregnaccia. E per afferrare un concetto basilare: ogni mestiere ha un suo mercato e una sua area geografica. Come chi studia relazioni internazionali non può pretendere di trovare un posto fisso a Caronno Pertusella, chi diventa esperto di media - se vuole davvero valorizzare la sua laurea - deve lanciarsi sui mercati che questa figura l'hanno generata storicamente, e che continuano a valorizzarla a svilupparla.

Altrimenti possono restare a farsi prendere a pesci in faccia da un ministro che ha passato il concorso da avvocato nei luoghi e con i mezzi che sappiamo.