lunedì 14 febbraio 2011

EurActiv e il senso della vita

Un oscuro commentatore di recente ha definito Bruxelles "un mercato del lavoro da fighetti per professionisti della classe media". Niente di più azzeccato. In barba all'immagine di un'avanguardia di giovani emozionati nel costruire con le loro mani l'avvenire dell'Europa unita, quello che catalizza l'attenzione dei giovani professionisti sulla città del bambino che fa pipì è proprio la speranza di un lavoro che possa dare sfogo agli anni passati sui libri, tra un Erasmus all'università di Bristol e un master a Sciences Po Paris (non solo l'istituto è prestigioso, fa anche figo dirlo, suona come una marca di profumi ricercata), più altrettanti anni tra uno stage all'ambasciata in Ecuador e uno alle Nazioni Unite in Congo.

Quasi ogni giorno, centinaia di occhi febbrili scorrono lei, l'unica e inimitabile, il punto di riferimento, la Bibbia del cercalavoro europeo: la newsletter di EurActiv. Alla ricerca del lavoro perfetto, l'eccitante connubio fra uno stipendio agiato, un ambiente internazionale, mansioni in linea con il proprio profilo e una work-life balance accettabile.

Le categorie sono sempre quelle: policy e lobbying, communications, research, qualcosina di financial e un pizzico di science. L'occhio scorre la lista della spesa dei requisiti, che invariabilmente comprende tre o quattro lingue, excellent communication skills, conoscenza delle politiche europee e magari di qualche area in particolare (dalle politiche spaziali a quelle per la pesca, passando per l'agricoltura).

Una volta individuato l'annuncio destinato finalmente a dare un senso alla propria vita, scatta la revisione del curriculum. E soprattutto, della cover letter, la lettera di presentazione che - qualcuno dice - può fare la differenza in mezzo ad un'oceano di domande. Si clicca "invia", e, sospirando, si attende la telefonata. A volte c'è un numero di telefono per "ricevere informazioni confidenziali sulla selezione". E allora si chiama, perché in fondo è un modo per iniziare a mostrare le proprie doti di lobbying. Invariabilmente, la risposta inizia sempre con: "Grazie della telefonata, sa, abbiamo ricevuto centinaia di candidature...". [E qui parte un bel chissenefrega, moderato da un "I can imagine, of course, the position is so interesting..."].

Capita che il piano vada in porto, si fa il colloquio, si negozia lo stipendio, i benefit (a qualche italiano a questo punto scende una lacrima di commozione), e si comincia.

Passato l'entusiasmo iniziale, cominciano i "ma". Le riflessioni. I discorsi con gli amici. La rassegna dei conoscenti.

E dopo qualche settimana, eccoci di nuovo a scorrere la malefica newsletter, l'adrenalina febbrile che ci percorre nello scoprire che sì, forse il terzo annuncio dal basso è proprio il posto della nostra vita.

E non ci fermiamo neanche a pensare che magari quello che stiamo cercando non starà mai nella newsletter di EurActiv.