domenica 23 gennaio 2011

Quando ero in Vietnam...


Una delle perversioni più diffuse fra chi pratica il nobile mestiere del PR è bullarsi dei clienti più peccaminosi che nella propria carriera si ha avuto la "fortuna" di rappresentare.

- Cavoli, c'è stato un periodo che lavoravo per una grossa farmaceutica che faceva i test sugli africani per coltivare il mercato...
- ...
- eheh io invece per una società di armamenti che spingeva il governo americano ad iniziare la guerra in Iraq
- ....
- per non parlare di quando abbiamo orchestrato quella campagna stampa per coprire le faccende giudiziarie di un evasore fiscale seriale...
- un grande successo comunicativo. Perché, quando abbiamo pagato quello studio sulla salute all'università, ed è stato ripreso da tutte le agenzie di stampa anche all'estero?

E via discorrendo. Forse il meccanismo alla base è quello dell'espiazione collettiva: ci laviamo la coscienza condividendo le schifezze che facciamo ogni giorno, e così ci sentiamo meglio. Ma certa gente si ascolta quando parla? Ragiona su quello che sta dicendo? Forse basterebbe un banale rewind per rendersene conto ed avere un mondo migliore.

O forse basterebbe l'onestà intellettuale di chi dice: guarda un po' chemme tocca fa' pe' campa'....