lunedì 31 gennaio 2011

easyjet trip


Ormai sono una frequent flyer. I miei viaggi di ritorno dall'Italia si assomigliano tutti, ed è incredibile come i miei pensieri siano praticamente identici, e come i miei dilemmi da giovane emigrante di lusso non trovino alcuna soluzione.

meno 3 ore: avrò preso tutto? controllo nevrotico della valigia e/o bagaglio a mano rigorosamente singolo onde evitare grane ai controlli, boarding pass stampato su un foglio già spiegazzato

meno 2: in aeroporto, dal tabellone sembra tutto regolare, ora di mandare via parenti e amici per i quali inizio a provare un lieve fastidio

meno 1,5: sono sola, la coda per i controlli è lunga, solite bestemmie di passeggeri ostinati/impreparati contro lo staff easyjet che ti constringe a ficcare il laptop nello zaino e manda indietro chi non ci riesce; mi guardo intorno in cerca di comprensione; invidio le coppie che partono insieme; mi intenerisco per tutti quei signori in età non proprio da erasmus costretti alle condizioni sbrigative e poco signorili delle low cost; immagino i miei genitori. sigh.

meno 1: giro per i negozi tra occhiali da sole caffettiere best seller tappi per le orecchie trousse da viaggio. inizia la paranoia: perché parto? cosa sto cercando? dove vado? tornerò? voglio tornare? voglio partire? rapido confronto di percezioni Italia/estero. Immagine per l'Italia, slide numero uno: un amministratore delegato ottuagenario che dopo un colloquio fuffa ti propone un contratto a progetto a tempo indeterminato; immagine per l'estero: le risposte alle mail con i curriculum e una busta paga che non fa ridere. Slide 2 per l'Italia: accampata in una stanza in nero a fare i conti per le bollette. Immagine per l'estero: appartamento grande, lavapiatti e lavatrice, donna delle pulizie e un sacco di sfizi, assicurazione medica, pensione, eccetera.

meno 0,5: non sono convinta. Continuo a soffrire. Slideshow intimista: i miei genitori, la sorella, la nonna, affetti vari, piccoli e grandi. Li sto abbandonando. Me ne sto egoisticamente fregando. In nome di cosa. Una madre con i due figli piccoli si affanna verso il gate. Ma dov'è il marito? Slideshow angosciante: io che trascino pargoli in giro per l'Europa, mentre il marito è...non so, nel quadretto non c'è. L'occhio vaga sul tabellone, attirato da destinazioni esotiche o semplicemente sconosciute. Parte il filmino avventuroso in Africa, io esperta in qualche delegazione, o in Medio Oriente, a negoziare fino a tarda notte qualche trattato di importanza cruciale.

meno 0,15: slideshow possibilista: io che torno in Italia, vinta dal cuore e dai buoni sentimenti, io che coltivo la terra (?!), allevo cavalli e vivo in campagna a Pinerolo con quattro figli e marito; più realista: io segretaria in una ditta di bulloni, che di notte scrivo un romanzo che non verrà mai pubblicato. Ma che ho trovato la vera felicità.

Sull'aereo. Cerco di leggere ma ho sonno, ascolto musica ma me la fanno spegnere, partono le istruzioni di sicurezza, vorrei spaccargli in testa la mascherina. I pensieri si mescolano e iniziano a frullare alla velocità di un mulinex, mentre il velivolo si stacca da terra e mentalmente faccio un bel gesto dell'ombrello all'Italia. Almeno sono lontana da Berlusca e Ruby e i contratti a progetto. Almeno.