giovedì 9 dicembre 2010

(Non) Siamo solo noi

La cosa più bella dell'essere uscita dalla bolla-Italia è riuscire a guardare il Paese con un certo distacco, come se fosse dentro una sfera di vetro che reggo nelle mani. Se - e quando - accendo Rai Uno, l'imbarazzante TG non mi urta così tanto, mentre assaporo la piacevole sensazione di lontananza. Da fuori, è più facile analizzare, scomporre, riflettere. E confrontare.

Nel crescendo di socialità forzata pre-natalizia ho incontrato una ragazza francese, responsabile della comunicazione di una grande associazione di categoria, una delle tante umbrella organization che si contendono lo spazio nelle vie attorno a Rond Point Schuman. E' venuta qui perché "a Parigi se sei donna e hai meno di 35 anni puoi accomodarti tra la fotocopiatrice e la macchina del caffè".

Ho avuto una sensazione di déja vu.

E io che pensavo "solo in Italia". Mi sembravano tanto emancipate le francesi, con il loro post-femminismo hardcore in stile pelo-sotto-l'ascella-so-what. E invece...

In effetti troppo spesso nei discorsi da bar ci ripetiamo
"succede solo in Italia", e non ci rendiamo conto che l'estero (parola sempre pronunciata con una sfumatura di riverenza e di mistero) può essere l'Inghilterra come la Bulgaria. O come la Francia, che a quanto pare non è così distante da noi, non solo geograficamente.