giovedì 16 dicembre 2010

8 di mattina a Rond-Point Schuman


Mentre passavo ciabattando tra i palazzi delle istituzioni europee stamattina...

Niente. Era solamente un inizio fighissimo, perché è poetico che io possa dire che la mattina passo ciabattando fra il Berlaymont e il Justus Lipsius, sedi rispettivamente della Commissione e del Consiglio europeo, fulcro del policy-making e di decisioni continentali, dove lavorano i funzionari più pagati d'Europa (a parte i nostri euro-parlamentari) e dove lavorano o sperano di lavorare a tempo pieno molti amici e amichetti che animano le mie serate bruxellesi.

Alcuni giorni, come oggi, la passeggiata verso il patibolo lavorativo è ancora più emozionante. Si riconoscono subito, quei giorni: la fermata Schuman della metropolitana è bloccata, ci sono mini-transenne con filo spinato dall'aspetto inquietante, ovunque le camionette bianche della polizia e i poliziotti corpulenti dall'inconfondibile giacchetta arancione catarifrangente. Sono i giorni dello European Council (gustoso retroscena qui), quando i capi di Stato dei 27 si presentano all'appello e prendono decisioni faticosamente negoziate come questa.

E' il momento di massima attenzione mediatica: oggi avevano perfino montato un'impalcatura riservata ai cameramen delle 27 TV, per scrutare meglio il cerone del Berlusca o l'acconciatura della Merkel.

Chissà che in qualche tg nazionale, magari in Repubblica Ceca, non sia apparsa una figura in giaccavento scura col pelo e cappello foderato di pile, che ciabattava verso una via laterale, mentre ripassava, come ogni mattina, l'elenco dei suoi sogni.