giovedì 11 novembre 2010

Vendere aria fritta

E' quello che in genere ci si ritrova a fare dopo aver studiato Scienze della Comunicazione. Vendere aria fritta, possibilmente condita di termini anglosassoni (solo perché loro ci credono di più). Above the line, below the line, corporate communications, consumer PR...sono i termini che fanno parte dell'esperienza di chiunque operi in questo magico mondo, che ruota attorno ad una sola parola chiave: immagine. Lo scopo a cui lavorano migliaia di cervelli partiti da McLuhan e dalle teorie sulla comunicazione di massa è infatti uno solo: migliorare l'immagine di qualcuno o di qualcosa.

L'immagine non è affatto un concetto - come potrebbe sembrare - superficiale o marginale. Cela meccanismi che meritano una riflessione seria, perché attorno alla comunicazione girano un sacco di soldi. E' un'importante voce di budget di qualsiasi multinazionale. E non intaccata dalla crisi, anzi: in tempi di crisi, proteggere l'immagine è ancora più importante e onnicomprensivo. Vogliono un'immagine migliore le multinazionali del petrolio, così come le Organizzazioni Non Governative che aiutano l'Africa, le istituzioni finanziarie così come i governi e le associazioni locali. Tutti vogliono una buona immagine (ehi ragazzi, questo significa che non mancherà mai lavoro per noi!).

Il "comunicatore" (termine ombrello per indicare gli svariati profili che vanno dalle pubbliche relazioni al marketing e pubblicità) lavora su un mondo parallelo, quello dei media e dell'intangibile. Anzi, lavora perché questo mondo appaia il più possibile reale. Lavora sulle percezioni. (Wow, inizia a sembrare affascinante perfino a me) Ma quando mi scuoto mi rendo conto che è un lavoro pericoloso, che contribuisce al caos, alla mistificazione e alla disinformazione, perché proprio l'informazione va a manipolare.

C'è un modo etico, o meno allarmante di questo, di concepire questo lavoro? Finché dietro le fatture ci sono colossi mondiali con la coscienza sporca, lo dubito. L'analisi rimane aperta.
E i giornalisti non si sentano tranquilli perché ce n'è anche per loro, che spesso sono complici del delitto.