domenica 14 novembre 2010

Tu vuò fa' l'americano

Ogni Paese ha la sua cultura, e questo si applica anche, ovviamente, alla sfera lavorativa. A Bruxelles lavorano insieme persone da ogni angolo del mondo, ognuna il suo bagaglio - più o meno virtuoso - di pratiche professionali.

Se però andate a lavorare per un'azienda americana, dimenticatevi le vostre best practices nazionali. Il verso giusto è uno solo, e non ammette repliche. Ecco il decalogo terminologico da stamparsi in testa prima che sia troppo tardi (ovvero prima che vi licenzino, senza preavviso, con il sorriso sulle labbra):

1) Non esistono "problemi" (parola da eliminare immediatamente dal vocabolario). I problemi si chiamano "challenges" (sfide).
2) "Pensare" non è una bella parola. Il tempo passato a pensare non è fatturabile al cliente.
3) Qualsiasi comunicazione (in genere via mail , perché a parlare si perde tempo) DEVE contenere almeno un'espressione di entusiasmo, a scelta fra "great", "fantastic", "awesome", "wonderful" e "terrific".
4) Bandite le frasi al negativo. L'affermazione deve sempre essere positiva. "Non credo che si possa fare" diventa "Penso che la via d'uscita sia...(la prima cosa che ti viene in mente)".
5) Al mondo c'è spazio solo per i leader. Qualsiasi azione che non sia volta ad "acquisire leadership" è inutile.
6) Non chiedere. Rispondi. Ogni domanda è un passo verso il fallimento.
7) Anticipa i pensieri dell'interlocutore. Leggere nel pensiero è una dote fondamentale.
8) Se il contratto di lavoro è da 38 ore settimanali, è sottinteso che ne devi lavorare almeno 60.
9) L'impazienza è sempre una virtù.
10) Non sei una persona, sei una risorsa.

Undici. Mettere in discussione qualsiasi dei suddetti punti è una perdita di tempo. Perciò non iniziare neanche. Ovviamente, il grande substrato di questo decalogo è la cara vecchia massima di zio Paperone: il tempo è denaro.