giovedì 25 novembre 2010

Le PR...tutti ci vanno ma...chi le ama?

Se questo blog avesse dei lettori (e per il momento, visto che è in fase di rodaggio, ne ha solo due o tre fidati), mi piacerebbe lanciare un sondaggio: a quanti piace davvero il mestiere del PR? E qual'è la parte più bella del loro lavoro? E' stata la loro prima scelta di professione?

Non voglio sembrare presuntuosa, io per prima mi guadagno da vivere con questo mestiere e non voglio sputare nel piatto in cui mangio, però...vi dico perché io lo detesto.

Lo detesto semplicemente perché rappresenta esattamente l'opposto di tutto ciò in cui credo: il mestiere del PR consiste nel farsi pagare dai più ricchi e potenti della Terra per amplificare la loro voce già grossa e dominante; consiste nell'utilizzare le proprie ottime risorse creative e comunicative per distorcere messaggi e occultare verità che sarebbe importante che il pubblico conoscesse.

Consiste nel remare contro, quotidianamente, all'attività di chi cerca ancora di fare il giornalista seppure con i pochi mezzi rimasti a disposizione. Significa creare un mondo parallelo fatto di menzogne ed alimentarlo con tutti i mezzi a disposizione. Significa affiancare chi ama la censura, chi ucciderebbe per proteggere i propri interessi.

Di riflesso, è un mestiere dove l'Immagine è tutto e il contenuto è niente, dove si lavora costantemente a manipolare la superficie, per mantenere intatto lo status quo e non alterare gli equilibri di potere esistenti. Chi ha più soldi può investire di più in comunicazione, e quindi avrà una fetta di voce più grande.

Tutti hanno bisogno di un PR: i politici, le banche, le ONG, i governi, le istituzioni...è una partita che si combatte a parole, a percezioni. Un gioco affascinante per chi ama studiare i meccanismi di comunicazione, ma estremamente sporco e frustrante per chi si ritrova a remare quotidianamente contro i propri valori.