martedì 30 novembre 2010

Confini

Mentre mi rigiro in un letto sudato, la notte, dibatto spesso fra me e me su un concetto che sul lavoro è importante, se non fondamentale: i confini. Dove finisce la giusta pretesa da parte del capo, e dove inizia lo sfruttamento/la pretesa irragionevole?

I confini sono spesso sfumati, e non sono affatto chiari come sembrerebbe da quel pezzo di carta che a vario titolo ognuno di noi firma prima di iniziare un lavoro. Il contratto recita 38 ore settimanali, ma "ce ne aspettiamo almeno 60" (questa è ancora nella mia top ten di citazioni vincenti da quando sono qui). Il tuo compito è soddisfare il cliente (mi fa sempre rabbrividire la sovrapposizione con il lessico della prostituzione), quindi il numero di ore che ci vogliono a raggiungere lo scopo è irrilevante. Il contratto a progetto non prevede ore, ma "pretende" che tu contribuisca al regolare svolgimento del "progetto", quindi ti possiamo tenere in ufficio finché ci pare.

Insomma, il pezzo di carta non ci viene in aiuto. Entra quindi in gioco il sottile e quotidiano negoziato psicologico per tracciare e spostare i confini della battaglia. La battaglia dura per sempre, finché ci si trova nello stesso posto di lavoro. E ricomincia in quello successivo.
Il negoziato è fatto di piccoli e grandi gesti dimostrativi quotidiani, dalla presa di posizione per uscire alle sei (qualche volta), al non rispondere al telefonino alle 11 di sera, al guardare le mail solo in ufficio.

All'inizio i gesti possono creare incomprensione e musi lunghi, ma alla lunga, se si riesce a cementare l'abitudine, possono fruttare davvero molto in termini di libertà personale e qualità della vita. Loro ci proveranno sempre. Basta non mollare, se si è davvero convinti che quello che si vuole imporre è un'esigenza importante.

E' difficile tracciare i confini, perché richiede una precisione millimetrica: un passo in più, e si è fuori, licenziati o mobbizzati a vita. Un passo in meno, e ci si ammala del complesso dello zerbino, il che consiste nel fare tutto (o quasi) quello che viene chiesto covando un mal di pancia che non finisce più.

Non si può abbassare la guardia, perché ogni distrazione può costare cara. Una volta ho detto sì alla rassegna stampa nel weekend: per due anni ogni sabato mattina, quando accendevo il PC per fare la rassegna, rimpiangevo amaramente la disponibilità accordata all'inizio.

Nell'agenzia di PR è particolarmente importante tracciare i confini: tutto è urgente, dalla rassegna alle 8.30 del mattino all'ultima telefonata a un giornale alle 22. Non si può dire di no al cliente che - insegnano i bottegai, gli antenati di questo mestiere- ha sempre ragione. Bisogna seguire i ritmi della stampa, ma anche quelli dei clienti, che spesso sono più di uno.

Quello che non bisogna mai perdere di vista è la propria Persona. Ma essendo una Risorsa, a volte questo è davvero difficile.